www.ribusciato.it

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Psicologia

Il "ribusciato" napoletano corrisponde all'italiano "debosciato". Il ribusciato è un ozioso, o qualcosa in più (o in meno, a seconda dei punti di vista): è un vizioso, ma di piccolo cabotaggio: gioca a carte fino a tardi al bar, non lavora, si alza tardi, spesso ha legami di amicizia con piccoli delinquenti, pur non essendo uno di loro. Il ribusciato è sostanzialmente un perdigiorno, uno che rifugge dalle responsabilità (e dalla fatica) di una vita lavorativa "normale". Per una sorta di contrappasso, questa particolarissimo termine napoletano ha un'origine un po' faticosa da ripercorrere. "Ribusciato" viene da "debouchè": dal francofono "bouchè", trave. Per la precisione, "ricavare una trave da un albero": per traslato, lavorare. Il prefisso "de" trasforma bouchè in "de-bouchè": non lavorare. Anzi peggio (o meglio): sviarsi dal lavoro, prendere una via differente, darsi ad attività di puro divertimento, irresponsabilmente. Un pò diverso dal "fancazzista", vocabolo milanese di conio recente, che non ha bisogno di spiegazione. Il fancazzista non fa niente, e basta. Evita accuratamente qualunque attività. E se ne compiace. Lo sfaticato è invece chi cerca scuse continue per evitare il lavoro. Quando proprio vi è costretto, qualcosa la fa, sbuffando e lamentandosene. Ma si stanca subito, si affatica con poco. Di solito lo sfaticato occupa posti marginali, di scarsissima importanza, e si lamenta che guadagna poco. Ogni offerta di lavoro gli sembra inadeguata, o mal retribuita. La sua visione del mondo è lontana anni luce da qualunque forma di efficientismo: se avesse un massima alla quale ispirarsi, sarebbe "non fare domani quello che potresti non fare mai".

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